Le inchieste pubblicate da Fanpage.it il 5 e il 6 maggio 2026 hanno riportato all'attenzione dell'opinione pubblica regionale il sistema della formazione professionale autofinanziata in Campania, attraverso un materiale documentale ancora in larga parte da chiarire: registrazioni audio le cui modalità di acquisizione non risultano allo stato esplicitate, e nelle quali a parlare sarebbe un …
Le inchieste pubblicate da Fanpage.it il 5 e il 6 maggio 2026 hanno riportato all’attenzione dell’opinione pubblica regionale il sistema della formazione professionale autofinanziata in Campania, attraverso un materiale documentale ancora in larga parte da chiarire: registrazioni audio le cui modalità di acquisizione non risultano allo stato esplicitate, e nelle quali a parlare sarebbe un dipendente della Regione Campania in servizio presso le U.O.D. competenti, presentatosi come segretario di commissione d’esame.
Il Movimento Libero e Autonomo delle Scuole di Formazione Autofinanziate ha ritenuto di intervenire senza attendere il decantarsi mediatico della vicenda e ha attivato, nelle ultime ore, tre piani d’azione paralleli.
Replica pubblica a Fanpage
In primo luogo, il Movimento ha diffuso una replica destinata alla redazione di Fanpage.it e alle agenzie di stampa, nella quale vengono ricostruiti i confini di responsabilità all’interno del sistema regionale della formazione: le commissioni d’esame sono nominate dalle stesse U.O.D. regionali e composte, in tutto o in parte, da personale interno all’amministrazione. Eventuali condotte omissive del segretario di commissione — pubblico ufficiale a tutti gli effetti ai sensi dell’art. 357 del codice penale — non sono pertanto imputabili agli enti di formazione, che della prova d’esame sono soggetti vigilati e non vigilanti.
«Su una vicenda di questa gravità non si può accettare che il danno d’immagine ricada sull’intero comparto solo perché chi ha registrato gli audio è di fatto identificabile, ma viene continuamente definito anonimo», ha dichiarato Nicola Troisi, segretario del Movimento. «Il dipendente in questione, anziché esercitare i propri poteri-doveri di ufficio, ha scelto la via del materiale audio diffuso a mezzo stampa: una condotta che, prima ancora di colpire chi negli articoli viene messo all’indice, colpisce la stessa Regione Campania, che di quel dipendente è datore di lavoro e committente di funzione pubblica».
PEC alle istituzioni regionali
Sul piano istituzionale il Movimento ha trasmesso, in giornata, una PEC indirizzata all’assessora al Lavoro e alla Formazione della Regione Campania, Angelica Saggese, all’Assessorato di riferimento, al Capo di Gabinetto del Presidente Roberto Fico e alla Segreteria della Presidenza, con conoscenza alla Direzione Generale per l’Istruzione, la Formazione, il Lavoro e le Politiche Giovanili (struttura 50 11 00), alla dirigente Natalia De Sposito e all’U.O.D. Formazione Professionale Finanziata.
Nella comunicazione il Movimento chiede di conoscere, in forma puntuale e documentata, quali provvedimenti — disciplinari, organizzativi e di tutela dell’immagine istituzionale del comparto — siano stati adottati o siano in corso di adozione a fronte della condotta del dipendente regionale, e formula contestuale istanza di accesso, ai sensi della L. 241/1990 e del D.lgs. 33/2013, a tutta la documentazione riferibile alla vicenda, comprese le segnalazioni e le comunicazioni rivolte a De Sposito e richiamate negli articoli di stampa.
Annuncio di azione legale
Il terzo livello dell’azione del Movimento è quello giudiziario. Nella stessa PEC il Movimento ha annunciato che, una volta acquisita la documentazione richiesta e completata l’istruttoria interna, provvederà a trasmettere alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli copia degli atti, per le valutazioni di competenza in ordine ai possibili profili di rilevanza penale a carico del dipendente regionale e di chiunque vi abbia concorso od omesso di vigilare. Il Movimento si riserva inoltre, fin d’ora, di costituirsi parte civile in ogni procedimento che dovesse essere instaurato, in qualità di soggetto esponenziale degli interessi collettivi del comparto e in quanto direttamente leso nella propria sfera istituzionale e reputazionale dai fatti oggetto delle pubblicazioni.
«La nostra posizione è chiara», aggiunge Troisi. «Difendere il lavoro e la professionalità di centinaia di operatori della formazione autofinanziata campana è un dovere statutario, non una scelta di opportunità. Non aspetteremo di essere ascoltati: lo stiamo già facendo, su ogni piano utile a separare le responsabilità individuali dalla credibilità dell’intero comparto».
Il Movimento aggiornerà puntualmente gli enti associati su ogni sviluppo successivo, a partire dai riscontri istituzionali alla PEC e dall’evoluzione del rapporto con la stampa.





